Xirumi

XIRUMI

Xirumi? Per l’umanità di memoria fast food forse non significa più nulla. Per noi simboleggia ancora. Occorre riconoscerlo, per molti di noi fu anche una potente e magnifica “lezione di vita”, dove fu possibile sperimentare nel concreto il dispiegarsi di forme di potere, dalle più meschine alle più infami: dal politico nazionale a quelli regionali e locali,  da destra a sinistra, dal ruffiano dei militari americani ai tecnici  imbroglioni, dalla legalità ipocrita di Libera ai manutengoli del “crimine locale”, dai nostrani piriti lisci dello “sviluppo” alle varie zecchette locali, e poi affaristi,  magistrati con l’ammorbidente, sindacalisti e così via sino ai questuanti di briciole.

Ordinariamente divisi per bande, straordinariamente uniti per la “grande occasione”:  “Una opportunità per il territorio” titolava La Sicilia di Ciancio del 14 dicembre 2006 (che avrebbe dovuto titolare “Una opportunità per Ciancio”). 

La grande opportunità consisteva nel trasformare una zona agricola in speciale zona residenziale per i militari USA di Sigonella: “Trattasi di opere residenziali speciali, di rilevante interesse pubblico connesso alla difesa militare ed a esigenze di sicurezza nazionale”, così recitava la richiesta di variante al P.R.G. presentata dalla Scirumi SRL al Comune di Lentini.

Caspita, nientemeno che “sicurezza nazionale”! E il Comune di Lentini (Giunta Neri prima e Mangiameli dopo) approvava, con più che sospetto zelo, la trasformazione di 91 ettari di terreni agricoli in “zona residenziale” per costruzioni pari a 670 mila metri cubi. E naturalmente tutto ciò alla faccia dei vincoli archeologici e paesaggistici, che la Soprintendenza di SR si preoccupava con serafico favoreggiamento di annullare in ossequio al grande evento. Gli interessati (ma senza che i malevoli sospettino interessi personali) si prodigavano a narrare il bene che sarebbe venuto dalla grande opera che, tra elargizioni della Scirumi SRL ed entrate ICI sarebbe servita a “dare vivibilità e decoro ai quartieri di S.Antonio, Carrubbazza, Corderia e Porrazzeto”, come scriveva l’ing. Cillepi. La munificissima Scirumi SRL  si impegnava a rendere facilmente fruibile il Lago di Lentini, oltre al completamento di opere di urbanizzazione nel nuovo quartiere periferico di c.da S.Antonio per un importo complessivo di € 2 milioni”. E nelle controdeduzioni (ai nostri appunti) dell’Ufficio tecnico si spiegava che la Scirumi SRL era disponibile “a prevedere ed eseguire opere concordate per la valorizzazione delle aree archeologiche, compresa l’area denominata S. Basilio.”

Quindi: interventi in 4 quartieri + opere a S. Basilio + opere presso il Lago + 800 mila euro annui dall’ICI (poi ridotti della metà) + 4 milioni di opere di urbanizzazione + milioni dalla concessione edilizia. Che dire? Beh, a tutt’oggi, dopo 6 anni dall’affarone, non resta che dire: minchia che presa per il culo.

Non solo la Scirumi SRL, la “solidissima”, come la definiva il noto fan F.M. su la Notizia, non ha pagato un centesimo al Comune, ma ha pure presentato ricorso  contro le pretese comunali: “somme non dovute” sin quando, secondo La Scirumi SRL, non saranno realizzate le opere. Veramente edificante! Intanto se la gode la Scirumi che ha ricevuto da Neri-Mangiameli un discreto dono in valore (quanto valgono 91 ettari di terreno edificabile?) e se la gode Ciancio che si è messo in tasca 5 milioni di euro dalla vendita delle sue terre alla società che dovrebbe edificare e di cui lui stesso fa parte.

Come riflessione proponiamo qui di seguito cinque immagini:

Prima immagine – lo stato del territorio: il processo apparentemente inarrestabile della sua mercificazione (con la ricostituzione di latifondi messi a profitto dai nuovi padroni/commercianti e l’abbandono al fuoco e alla cementificazione delle terre “fuori produzione”) e del suo addomesticamento alla razionalità del profitto. 

Seconda immagine – lo stato di fatiscenza dei quartieri popolari accompagnato dai progetti di ampliamento delle zone di speculazione edilizia (“per rilanciare l’economia” dicono il ‘nostro’ Sindaco di Washington e i suoi amici). E ciò per di più mentre l’invenduto nell’edilizia costringe alla chiusura tanti cantieri.

Queste due prime immagini sono quelle del territorio come merce vendibile, come “risorsa da sfruttare”, come ambito del saccheggio del dominio, che trova nella privatizzazione della gestione dell’acqua un eclatante ed attuale esempio.

Terza immagine –  lo stato di crescente impoverimento degli abitanti con il corollario di indebitamento e ricattabilità nei luoghi di lavoro e non solo.

Quarta immagine– i “nostri” amministratori dalle facce di bronzo, che non si scompongono neanche un po’, non rischiano nulla, se ne strafottono delle regole che essi stessi producono (ma per gli altri), camminano per strada senza vergogna, continuano a promettere, ad ammiccare, a parlottare, a preparasi per le prossime elezioni, a giocare alle alleanze, a disputarsi le loro meschinità e l’utilizzo della dilagante povertà.

Quinta immagine – i gruppi di affaristi che continuano ad arricchirsi  speculando sulle risorse (umane o territoriali che siano) grazie ad un sistema di potere che ne garantisce legittimità e continuità.  Quest’ultimi, erroneamente convinti che il mondo giri sempre dalla loro parte, ostentano le loro ricchezze e il loro potere, lo gridano acidamente ai loro operai “o mangi questa minestra o …”.

Ecco, invitiamo a considerare da vicino queste 5 immagini ed a chiedersi se valga davvero la pena di continuare ad accettare. Consideriamo il valore della rivolta!

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