Forconi, forchette e sofferenza sociale

FORCONI, forchette e sofferenza sociale.

“Blocchiamo tutto”: davvero in molti avevano creduto al colpo di spalla, ai “nuovi Vespri”. “Via Monti e via Lombardo” e compagnia truffaldina,  riprendiamoci tutto! Naturalmente la “compagnia truffaldina” non se n’è andata e non è stato “ripreso” nulla. Però la mobilitazione c’è stata, l’adesione è stata massiccia, le intenzioni erano chiare e solo chi non ha voluto capire non ha capito: la sofferenza sociale dilaga e le “promesse dei politici” danno ormai il senso di vomito.

L’appello alla mobilitazione era partito dal movimento dei Forconi. Molti non sapevano neppure chi e cosa fossero i Forconi, ma una mobilitazione contro la dilagante situazione di merda e per di più finalmente fuori e contro i partiti, sindacati corrotti, Stato e Governi (regionale e nazionale), “ci voleva eccome”. “Per far sentire la rabbia”, per far comprendere che “è ora di cambiare tutto”, per dire allo Stato che “vogliamo governarci autonomamente”.

E si è bloccato tutto. Sono scesi in strada operai dell’edilizia e braccianti, operai delle ditte appaltatrici del polo chimico e piccoli imprenditori dell’agricoltura, disoccupati e precari, donne, ragazzi e ragazze dei quartieri. Non sono scesi per le strade i benestanti, i partiti, i sindacati,  ossia le forchette  e quel ceto medio che non crede ancora di essere spinto dalla crisi (e dai suoi persuasori) verso una sempre più imbarazzante proletarizzazione.

Blocchi stradali, rallentamento del traffico, chiusura forzata dei negozi,  gesti di solidarietà con chi pativa i rallentamenti ed anche qualche inutile arroganza con chi non ci stava. E poi, al blocco della 167, anche la legittima durezza con gli “inviati” dalla Zappalà, che, venuti da CT, erano sicuri di “convincere” i blocchi a far ripartire i camion del latte. Sono accadute molte cose, insomma, ma di certo non le stupidaggini raccontate da alcune forchette ai media nazionali e locali e megafonate dal BOSS confindustriale Lo Bello.

Già al terzo giorno cominciavano a scarseggiare i generi alimentari nei grandi magazzini e le forchette piagnucolavano sull’inciviltà di tanta “insopportabile violenza”.

Lo stupore è stato grande e generalizzato. Persino gli stessi Forconi si sono trovati spiazzati ed in grandissimo imbarazzo: minchia, e ora come facciamo a fermarli!  E dai telefonini di chi tentava di contattarli per aver notizie su come continuare si sentiva urlare: “No, per favore non bloccate tutto,  così ci rimette chi ha firmato per i presidi”, oppure “mi raccomando non bloccate tutto. Il chimico? No, non bloccate la Montedison, adesso non si può fare. PER FAVORE, NON SI PUO’ FARE”. Sul perché non si potesse almeno tentare ci sono diverse e contraddittorie  interpretazioni, ma intanto risultano chiare due cose: la volontà da parte dei leaders Forconi a non volere “eccedere” e la spontanea e disorganizzata adesione di massa.  E le forchette? La disapprovazione dei partiti è stata sommessa, ma continua, filtrava dai salottini di Facebook o dai capannelli di piazzetta delle vergogne, ma sempre sottovoce: non si sa mai che i “barbari energumeni” sentano e s’incazzino! Tutto ciò a Gennaio. Poi lagrande manifestazione a Palermo con programmata occupazione del palazzo della Regione: macché, non si fa, anche qui la volontà di non “eccedere” prende il sopravvento. Dopo arriva il silenzio. I Forconi dopo aver lanciato il sasso ritraggono la mano, si spengono, impauriti e ricattati da chi gli consiglia “buon senso”. Quelli che hanno aderito perdendo sonno, giornate di lavoro e “la faccia” per aver convinto gli amici a partecipare, si sentono in qualche modo traditi. Le forchette, sorridenti idioti, tirano un sospiro di sollievo: “fiuuuu, che culo, meno male che anche sti Forconi, alla fine, sono come noi”. 

Sono ormai passati quasi 9 mesi. Finalmente Lombardo se ne va ed eccoci alle elezioni. E alle elezioni si presentano anche gli anti-partitici Forconi. Che dire?

Le motivazioni che hanno spinto alla rivolta sono ancora tutte lì, esacerbate dai continui aumenti d’ogni genere, dalle tasse, dalla Serit e adesso anche dalle prossime bollette dell’acqua pubblica lasciata da Mangiameli alla gestione dei vampiri della SAI8. Tutti chiederanno i voti, già lo fanno col sorriso stampato in bocca: “scusa, una parola, ma per le elezioni sei già impegnato?”. Forse è il tempo di mandarli a fare in culo.

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